Cos’è la gentrificazione e perché il turismo ne ha bisogno?

Quando il neoliberismo si appropria dei quartieri e delle nuove aree esclusive.

Autore: Sònia Vives Miró
Traduttori: Christian e Franci

Il concetto di gentrificazione si riferisce ad un processo di trasformazione urbana che si da, da un lato tramite la rivalutazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente, dall’altro con la sostituzione della popolazione residente con una popolazione più benestante.

Si tratta quindi di un processo in cui la questione di classe è al centro della strategia urbana.

Il termine gentrificazione deriva dall’inglese gentry, alta borghesia o nobiltà, ma quando si utilizza quest’espressione si vuole intendere un processo in cui un segmento di popolazione è sostituita non dall’alta borghesia, ma da uno strato sociale semplicemente superiore, di solito professionisti bianchi della classe media. Malgrado ciò, il termine gentrificazione rimane quello più comunemente utilizzato per riferirsi a questi processi, anche se sono usati, più di rado, i termini «imborghesimento» ed «elitizzazione» come suoi.

Il termine venne usato per la prima volta da Ruth Glass nel 1964, nei suoi studi sul ritorno della gentry nel centro storico di Islington (Londra), fenomeno che ha rappresentato la trasformazione delle dinamiche residenziali tradizionali del quartiere (Glass, 1964). A partire dagli anni ’70, geografi marxisti hanno ripreso il concetto per descrivere il processo di sostituzione delle classi operaie in alcune aree degradate e abbandonate della città, con settori sociali medio alti: un processo che è stato legato alle politiche pubbliche di riqualificazione urbana (Smith, 1979; Harvey, 1977).

Il termine gentrificazione rimane quello più comunemente utilizzato per riferirsi a questi processi, anche se sono usati, più di rado, i termini «imborghesimento» ed «elitizzazione» come suoi sinonimi

Dalla fine degli anni ’60 in poi, nella letteratura specifica si fa riferimento a tre ondate di sviluppo della gentrificazione. La prima colpisce, nel dopoguerra, le città dei paesi a capitalismo avanzato, tra il 1968 e il 1973, prima della crisi fordista. Si è trattato di casi specifici e sporadici di gentrificazione, incoraggiati dalle autorità locali attraverso investimenti nei centri urbani per contrastare il declino economico del mercato privato e rinvigorire quello immobiliare (Lees, Slater e Wyly, 2008). Questo processo ha avuto luogo nei quartieri delle grandi città del nord-est degli Stati Uniti, dell’Europa occidentale e dell’Australia, come il Greenwich Village a New York; Glebe a Sydney; Islingston a Londra; Society Hill a Philadelphia.

La seconda ondata di questo processo prende forma tra il 1978 e il 1988. Qui non si tratta più di casi isolati ma risulta evidente un processo di ristrutturazione urbana sempre più grande e più integrato. Non si tratta di investimenti della borghesia in un quartiere degradato, ma questa strategia diventa l’opzione residenziale delle classi medie (Smith, 1996). La gentrificazione si consolida come un processo di cambiamento urbano e si espande geograficamente. Nello stesso periodo prendono piede le politiche neoliberali e queste rappresentano un cambiamento del ruolo delle città nelle logiche di accumulazione. Alcuni dei casi più significativi in quest’epoca sono i quartieri di Soho, Tompkins Square Park e Lower East Side a New York.

Dall’inizio degli anni 1990 la gentrificazione è diventata una strategia urbana praticata a livello globale

Dall’inizio degli anni 1990, con la sua terza ondata, la gentrificazione è diventata una strategia urbana praticata a livello globale. Anche se in quest’epoca continuano processi con le medesime condizioni delle ondate precedenti – come il caso Gerreria a Ciutat1, per esempio – l’elemento innovativo è una ristrutturazione del processo in sé stesso attraverso nuove forme spaziali (costruzione di nuovi quartieri residenziali o aree commerciali, nuove alleanze tra imprenditori privati e le amministrazioni locali, ecc). Pertanto, il termine non è più utilizzato solo per processi che si verificano nelle zone centrali delle città, ma anche nelle zone di recente costruzione e precedentemente disabitate come le aree risultanti dalla riconversione industriale o dalla conversione di ex uffici in case. A questo proposito, si avvia uno dei dibattiti più contemporanei, ovvero se sia corretto utilizzare il termine gentrificazione quando il processo a cui ci si riferisce non comporta l’espulsione del corpo sociale. Così quest’ultima dinamica ha iniziato a essere definita coll’espressione «new build gentrification», concetto che viene esteso alle aree in disuso delle metropoli (zone industriali o portuali abbandonate) come il London Riverside (Davison, 2005). Nei primi anni novanta si è anche parlato di «supergentrification», un’evoluzione del fenomeno tesa ad indicare gli spazi urbani già oggetto di gentrification nei decenni precedenti, che tornano a ricevere investimenti ad alta intensità per essere impiegati da dirigenti finanziari che hanno fatto fortuna: i «super-ricchi».Un esempio è Brooklyn Heights (Lees, 2003).

Il nuovo hotel quattro stelle nel quartiere di Sa Gerreria ne ha accelerato il processo di gentrificazione.

Ma qual è il rapporto tra turismo e gentrificazione? Perché il turismo ha bisogno della gentrificazione, ed essa del turismo? Perché la gentrificazione è una delle strategie di marketing dell’urbanismo neoliberale per attrarre investimenti stranieri e turistici. Senza gentrificazione non c’è mercato urbano, senza mercato urbano non vi è ascesa della città nelle gerarchie urbane globali, senza una buona posizione in questa gerarchia, non c’è attrazione di flussi di capitale e turistici.

Per capire questo fenomeno occorre vedere il senso della gentrificazione nell’urbanistica neoliberista. Nello scenario globale post-fordista, le città sono diventate spazi centrali nella progettazione di strategie politico/ideologiche, hanno acquisito un nuovo ruolo economico e raggiunto una nuova forma di governo. Le metropoli, quindi, cercano di assurgere a questo nuovo ruolo attraverso la cosiddetta urbanistica neoliberista, una riformulazione dell’urbanismo che, con una produzione di spazio urbano coerente ai processi di ristrutturazione economica globale, si propone di raggiungere il successo nel contesto di una rete urbana globale gerarchizzata e marcata dalla competitività (Smith, 2002).

Piazza d’en Coll, nel quartiere di Sa Gerreria a Palma, decorata con tavolini per uso turistico.

Questo nuovo ruolo economico è legato alla necessità di un nuovo tipo di governance urbana, propria del urbanismo neoliberale, che si è sviluppata mediante l’applicazione di criteri politici di efficacia ed efficienza che classificano le città attraverso criteri di competitività economica (Ceballos Gonzalez, 2007). Le città vengono gestite sempre più come aziende e manager ed operatori privati sono incorporati nei processi decisionali. Ovvero, «i governi locali si comportano sempre di più come promotori urbani» (González Ceballos, 2007:10).

Con il consolidamento di questi ruoli abbiamo ormai delle città «imprenditrici» (Harvey, 1989). In questo senso, «le nuove funzioni di queste città diventano la promozione e il marketing, attirare investimenti, il miglioramento della competitività e l’impulso alla creazione di nuove imprese all’interno della stessa località» (González Ceballos, 2000:4). Davanti a questo scenario urbano impostosi a livello globale, i governi locali hanno dovuto trovare i modi per inserirsi nelle logiche di sistema e far si che la città seguisse la corsia vincente. L’adozione di simili politiche urbane risponde al movimento di capitale descritto, ovvero, all’adeguamento delle pratiche di amministrazione dei governi locali che facilitino l’estrazione di plusvalore. E’ quanto accaduto a Palma di Maiorca a partire dagli anni ’90, con il progetto Urban come punta di partenza del processo di gentrificazione della Gerreria2.

Pertanto, nel caso delle città turistiche, ad esempio Palma le strategie di gentrificazione consentono la riconversione dello spazio urbano in zone di consumo e d’ozio attraenti per il turismo

Infine, nell’analizzare processi urbani di trasformazione politico-spaziale risulta essenziale capire che, nonostante i processi generali, ogni città trova e sviluppa la sua via d’integrazione nelle trasformazioni sociali e le forme della competitività si costruiscono intorno ad elementi particolari e differenti in ogni situazione e luogo. Pertanto, nel caso delle città turistiche, ad esempio Palma le strategie di gentrificazione consentono la riconversione dello spazio urbano in zone di consumo e d’ozio attraenti per il turismo, senza le quali non sarebbe possibile alcuna ascesa nella gerarchia globale, e quindi, lo stesso turismo non sarebbe in sé trainante di alcun processo.


1 [Ndt] Con Ciutat si intende la città di Palma di Maiorca, la cui storia è piuttosto articolata: fondata dai Romani col nome di Palma, subì il passaggio di Vandali e Bizantini fino al dominio arabo nel 902. Gli Arabi la ribattezzarono Medina Mayurqa, nome che in seguito passò ad indicare l’intera isola. Nel 1229 venne invasa dagli Aragonesi – prendendo nel XIII secolo il nome di Ciutat de Mallorca – e, nel tempo, rimase sotto il dominio spagnolo dopo l’unificazione delle corone di Castiglia e d’Aragona. Nel XVIII secolo la città divenne la capitale della provincia delle Baleari, recuperando il toponimo romano Palma. Cambiando nome ulteriori volte, dal 2008 la città è ufficialmente denominata Palma. Molti abitanti locali però insistono a chiamarla Ciutat.

2 [Ndt] Gerreria è un quartiere del centro di Palma ed uno dei primi ad aver subito un violento processo di gentrificazione.


Riferimenti bibliografici:

DAVIDSON, M. I LEES L. (2005). “New-build gentrification and London’s riverside renaissance” a Environment and Planning A, Vol.37, Num.7, p.1165-1190.
GLASS, R. (1964). “Introduction: aspects of change”, a Center for Urban Studies (ed.) London: aspects of change, Londres, MacGibbon & Kee, p. xiii-xlii.
GONZALEZ CEBALLOS, S. (2000). “Los espacios de ocio en la ciudad emprenedora” a 6th World Leisure Conference Proceedings.
GONZÁLEZ CEBALLOS, S. (2007). “Trepando por la jerarquía urbana: nuevas formas de gobernanza neoliberal en Europa” a Vivas, P.; Ribera, R. i González, F. (coords.): Ciudades en la sociedad de la información. UOC Papers, Num.5, p.6-12
HARVEY, D. (1977). Urbanismo y desigualdad social, México, Siglo XXI S.A.
HARVEY, D. (1989). “From managerialism to entrepreneurialism: the transformation of urban governance in late capitalism”. Geografiska Annaler Series B,. 71b (1), pp. 3-17.
LEES, L. (2003). Super-gentrification: The Case of Brooklyn Heights, New York City. Urban Stud November 2003 vol. 40no. 12 2487-2509
LEES, L.; SLATER, T. I WYLY. E. (2008). Gentrification . Routledge, Londres.
SMITH, N. (1979). “Toward a theory of gentrification: a back to the city movement by capital, not by people”, Journal of the American Planning Association, 1979, vol. 45
SMITH, N. (1996). The new urban frontier. Gentrification and the revanchist city. Routledge, Londres.
SMITH, N. (2002). “New Urbanism: Gentrification as Global Urban Strategy” a Antipode, Vol.4, Núm 3, p.427-450.