La mercificazione e banalizzazione delle campagne maiorchine tramite l’agro-turismo

Mercato esclusivo, all’ombra di un carrubo e al lato di una piscina.

Autore: Antoni Pallicer Mateu
Traduttori: Christian e Franci

Chiunque abbia un minimo di senso può rendersi conto della varietà di danni che produce il turismo sulle nostre coste. Percorrendole si ha un quadro abbastanza completo: spiagge disseminate di grandi blocchi alberghieri di fronte al mare, i quali sono spazi urbani che d’estate celebrano la grande orgia del consumo e che d’inverno mostrano la loro oscura realtà. In più, che milioni di turisti mangino e caghino ogni anno sulla nostra isola comporta portare l’isola stessa ai limiti dell’insostenibilità, come già annuncia la campagna del GOB «Maiorca verso il collasso»1.

Come accade nelle zone costiere, anche le campagne si sono trasformate in uno spazio riservato al consumo e alla speculazione

Però la cattiva fama che il turismo balneare ha negli ambienti di sinistra contrasta con l’accettazione del turismo rurale.

Tra l’uno e l’altro le differenze sono ovvie, però il risultato, come cercheremo di spiegare, è lo stesso.

Primariamente bisogna riconoscere che lo sviluppo di questo tipo di turismo fu frutto di un’ingenua speranza o del tentativo di generare un’alternativa. L’idea di ristrutturare case fuori città che la cui prospettiva era quella di cadere a pezzi, di rivitalizzare spazio rurali minacciati dalla desolazione, di dare una spinta economica all’agricoltura, di convertire il volgare ed incosciente turismo da «sole e spiaggia» in piccoli gruppi di persone che presumibilmente sarebbero interessate a conoscere la vera essenza dell’isola, era una buona scommessa per chi ha a cuore Maiorca. Però la realtà nascosta tra i cespugli e gli olivi selvatici dei boschi maiorchini è un’altra.

La piscina, il principale richiamo dell'agriturismo maiorchino.

La piscina, il principale richiamo dell’agriturismo maiorchino.

Intanto, le case dei contadini, o di antichi padroni, oggi sono circondate da giardini dello stile delle riviste patinate, con prati all’inglese come ornamento, con piscine2 da spot pubblicitari e con i servizi e le comodità proprie degli alberghi convenzionali.

E, visto che Maiorca è in cima alla lista delle mete turistiche di lusso – per coloro che possono permetterselo -, la cosa prende velocità e si converte in un lucroso affare. Di fatto, se il turismo balneare ha trasformato la costa in uno spazio riservato al consumo e alla speculazione, controllati dalle grandi imprese, ora questa dinamica si produce similmente anche nelle campagne.

D’altro canto, l’emergere di questo nuovo business condanna ancora di più l’attività agricola dell’isola. Ed ecco che la principale azione economica della vecchia fattoria che si è convertita in agriturismo non è più la produzione strettamente agricola ma lo sfruttamento degli spazi destinati ai clienti dato che i guadagni ricavabili sono superiori. In questo modo il lavoro del contadino non è più coltivare la terra ma gestirla: l’agricoltore diventa un giardiniere, un gestore del paesaggio, della merce che deve essere commercializzata e consumata. Allo stesso tempo questo tipo di business turistico è amministrato da poche compagnie (molte delle quali straniere) che controllano tutti i flussi della clientela e che, in realtà, sono coloro che governano e decidono le regole del gioco, imponendo al contadino o al piccolo proprietario del terreno le loro condizioni e necessità. Bisogna aggiungere che la trasformazione del mondo rurale in una reclame turistica comporta anche la sua banalizzazione.Per esempio, i mandorli o le pecore non sono più lì perché devono produrre frutti o agnelli, ma perché la loro presenza costituisce un ornamento in più nella decorazione del paesaggio in vendita. Ugualmente, masserie storiche che hanno dato il nome ad una determinata zona si sono convertiti in autentici hotel con un’estetica che nulla a che vedere con il luogo, con offerta di ristoranti di lusso che non hanno nemmeno i prodotti ecologici del piccolo orto che coltivano.

l’agriturismo non può rappresentare un’alternativa reale per il mondo rurale che ha bisogno di produttori e non di gestori del paesaggio

Quindi, se intendiamo lo spazio agricolo come un territorio che produce alimenti di cui ha bisogno la società, e l’agricoltura come l’attività primaria e suprema dell’umanità, l’agriturismo non può rappresentare un’alternativa reale per il mondo rurale e neanche lontanamente una sua rivitalizzazione, perché la sua funzione è quella descritta, funzione che provoca la morte dell’attività contadina così come si è conosciuta storicamente. Conseguentemente, l’agro-turismo deve anch’esso entrare nello sguardo critico di chi vuol combattere la conversione di Maiorca in una colonia esclusiva delle classi medie e alte europee.


1 [Ndt] GOB è un’organizzazione ecologista fondata a Maiorca negli anni ’70 che si dedica a lotte territoriali sull’isola attraverso la produzione di materiale informativo, l’organizzazione di campagne, azioni di riforestazione, ecc., nei limiti imposti dalla legge. La campagna “Maiorca verso il collasso” era una campagna di denuncia della condizione ambientale dell’isola .

2 Maiorca ha già 20.000 piscine (Ivan Murray, 2010). Benché sia circondata dal mare!

Il turismo residenziale

Ovvero quando l’alternativa turistica agli alberghi porta ancora più distruzione e speculazione.

Autore: Antoni Pallicer Mateu
Traduttore: Christian

Il turismo residenziale in questi ultimi anni ha portato quasi alla totale urbanizzazione delle nostre coste e dell’entroterra marchiando il territorio di grigio, verde e blu col cemento, i prati all’inglese e le piscine.

Imprese come questa puntano ad un turismo residenziale a Maiorca.

Imprese come questa puntano ad un turismo residenziale a Maiorca.

Un turismo discreto, che non si muove col pullman, che non riempie le spiagge o le discoteche, ma gli appartamenti residenziali1 o i molti chalet che sono stati costruiti appositamente. Di fatto, questo settore si sta consolidando come alternativa turistica all’albergo convenzionale, tanto che l’estate scorsa è entrato in concorrenza diretta con i padroni alberghieri che hanno fatto pressione sul governo delle Baleari per l’approvazione di una Legge sul Turismo Residenziale che proteggesse i loro interessi. Per dimostrare la forza del settore e la sua opposizione alla reazione della lobby alberghiera, il presidente dell’Associazione per il Turismo Residenziale, Joan Estarrellas, il 10 agosto 2013 affermava a mallorcadiario.com che «ci sono circa un milione di appartamenti a Maiorca che rappresentano una fonte di ingresso data da questa attività. Calcoliamo circa € 1100 di guadagno al mese per ogni appartamento. Si vuole davvero rinunciare a queste entrate?» Ecco un bell’esempio sul concetto di economia e società che questa gente desidera.

Inoltre, in conseguenza alla crisi, questa tipologia di turismo sta diventando attraente per molti. Così, famiglie che, durante lo sfrenato boom economico precedente alla crisi, si erano costruite un villino in campagna o nelle zone costiere con l’intenzione di goderselo, ora non riescono più a mantenerlo o a terminare il mutuo, e hanno iniziato ad affittarlo a turisti. Nei mesi estivi si arriva persino ad affittare la prima, e unica, residenza alla ricerca di ingressi extra che per arrivare alla fine del mese. La dinamica è ben comprensibile, sarebbe normale e accettabile in una situazione di turismo a bassa intensità, ma nell’attuale condizione di brutale massificazione turistica a cui siamo arrivati è un esempio evidente della nostra dipendenza dal turismo (dei ricchi del Nord). Stando così le cose, coloro che vogliono vivere o costruire una società giusta e in armonia con l’ambiente naturale non possono tollerare questa «alternativa» economica di svendita e affitto del proprio territorio: un’economia incentrata su un turismo che ci condanna a lavori precari connessi solamente a questo settore, sulla disuguaglianza economica, sul dominio politico dell’industria turistica, sulla distruzione e banalizzazione del nostro territorio.


1 [Ndt] Ci si riferisce agli appartamenti normalmente adibiti ad abitazione di residenza durante tutto l’anno.