L’industria mondiale del turismo divora il pianeta

Espropriazione e saccheggio da parte di una «signora» di buona reputazione.

Autore: Eliseu Casamajor
Traduttori: Christian e Franci

Il Gruppo Piñero si appropriò di una spiaggia in Akumal (Messico) e fece lavori con macchinari pesanti in una spiaggia protetta. Le guardie private del gruppo Piñero furono denunciate per le aggressioni contro gli ecologisti che si opposero all’opera.

Quando si parla dell’industria del turismo spesso si tende, da un lato, a ridurla ad una serie di attività con una forte base territoriale, come ad esempio gli alloggi turistici, e dall’altro ad identificarla, sociologicamente, con la presenza di guiris1. Lungi dall’essere riducibile a questa visione parziale e costruita dalle diverse espressioni del potere – soprattutto mass media e mondo accademico -, la questione del turismo è qualcosa di molto più complesso, questo settore industriale infatti va dai grandi tour operators2 ai venditori ambulanti e altri lavori informali che proliferano nelle zone turistiche.

Nei tempi del capitalismo neoliberista, il turismo ha avuto un importante ruolo nelle logiche finanziarie del casinò globale. Di fatto, molte istituzioni finanziarie e relativi prodotti sono nati all’interno del business del turismo, come la famosa American Express e i traveller’s check che offrivano meccanismi di pagamento «sicuri» per i turisti in viaggio, mentre garantivano enormi poteri alle agenzie incaricate della loro emissione. Così, una delle basi del turismo è quella di controllare il movimento di capitali, al fine di impedirne la dispersione e garantirne il trasferimento ai centri di comando del capitale turistico. In questo modo si è consolidato uno degli elementi centrali del business turistico, ovvero che allo spazio di produzione turistica, in altre parole alle destinazioni, rimanesse la parte più piccola della torta della rendita generata, cosicché la maggior parte dei flussi di capitale generati dal turismo ritornassero nuovamente ai poteri centrali e alle loro piattaforme finanziarie, i paradisi fiscali. In molti casi, solo il 15% o il 20% della spesa dei turisti rimane nelle località turistiche.

In molti casi, solo il 15% o il 20% della spesa dei turisti rimane nelle località turistiche

Un altro aspetto essenziale del settore turistico è il ruolo giocato nell’ampliamento degli spazi di profitto. La colonizzazione di aree periferiche da parte di questa industria ha prodotto l’ulteriore mercificazione di comunità, spazi e risorse che spesso non erano ancora state totalmente assorbite dalle logiche del capitale. Il capitale turistico si appropria di spazi, come è accaduto, ad esempio, con le spiagge delle Baleari e dei Caraibi, o delle risorse naturali, come l’acqua, molte delle quali erano considerate, fino ad allora, bene comune. Il processo di appropriazione da parte del capitale turistico causa gravi fratture sociali e conflitti con le comunità rurali, spossessate ed espulse. In risposta alle mobilitazioni sociali, le élite delle periferie turistiche hanno rafforzato i meccanismi repressivi, aiutate dall’apparato statale e da mercenari privati al soldo degli imprenditori.

Il processo di appropriazione da parte del capitale turistico causa gravi fratture sociali e conflitti con le comunità rurali, spossessate ed espulse

Inoltre, l’investimento iniziale nel settore turistico, se confrontato con altre attività industriali, come per esempio la petrolchimica, è relativamente basso. Così, se l’investimento è infruttuoso, il rischio non è comunque elevato; se invece gli affari procedono, attraverso il turismo si possono aprire e ampliare le frontiere del processo di colonizzazione e di mercificazione. Ed ecco che i vari elementi dell’industria turistica, oltre alle catene alberghiere, penetrano in profondità nelle nuove periferie del mondo. Un caso esemplare è rappresentato dalla penetrazione di Sampol Ingeniería y Obras SA nella Repubblica Dominicana con l’incarico della fornitura elettrica alla catena alberghiera Riu. Da questo Sampol ha ottenuto l’incarico dell’elettrificazione del metro di Santo Domingo.

Gabriel Escarrer (Meliá Hotels International) e il dittatore Suharto all’inaugurazione dell’hotel di Bali (1985).

La penetrazione turistica svolge poi un ruolo fondamentale come base politica, per stabilire contatti e «comprarsi» le volontà delle élites locali. Un fatto rilevante è che le principali catene alberghiere di Maiorca hanno incontrato nelle dittature del Nord Africa, dei Caraibi e delle aree del sud-est asiatico, le zone predilette per installare le loro “fabbriche turistiche”.

Un aspetto da considerare è che l’affluire del capitale turistico è generalmente ben accolto poi non solo dalle élites ma anche dalle classi popolari. Ecco perché si dice che l’industria del turismo è una delle vie di accumulazione che gode di miglior reputazione. Una reputazione che dev’essere smontata, specialmente nei movimenti antagonisti, che spesso considerano ancora il turismo un male secondario.

Frattura metabolica3 e colonizzazione dei territori

Nella misura in cui spazi e comunità si strutturano intorno alla monocoltura turistica, si rompono le fondamenta sociali che prima le sostenevano. Il progressivo ingresso di valuta posiziona queste aree in una situazione differente rispetto ad altre zone che non sono toccate dalla bacchetta magica del turismo. Così vengono abbandonati i lavori agricoli e gradualmente cresce la dipendenza dall’esterno. Una dipendenza che è duplice: in primo luogo rispetto ai turisti che portano i soldi e, dall’altro, rispetto alle risorse che sostengono questo metabolismo sociale.

Uno degli aspetti più estremi della produzione turistica è rappresentata dai «ghetti turistici»: zone separate dalle aree abitate dalla popolazione locale e divise da mura

Le trasformazioni più estreme provocate dal turismo si sono date negli spazi insulari, dove, con il caso paradigmatico delle Baleari, la maggior parte delle risorse proviene dall’esterno. Essendo qui fondamentale il trasporto motorizzato, e quindi il petrolio, ecco che l’industria del turismo diventa una delle più dipendenti dall’oro nero. Da qui l’interesse della lobby del turismo nel bloccare qualsiasi accordo internazionale che possa diminuire le emissioni di gas che provocano l’effetto-serra, in particolare quelle che provengono dall’areonautica. Il turismo globale richiede 326 milioni di TEP4, con l’emissione di 1399 milioni di tonnellate di CO2, equivalente alle emissioni congiunte di Spagna e Germania.

Tuttavia, l’espressione territoriale del business turistico è tra quelle che generano più problemi, richiedendo una potente trasformazione territoriale.

In termini globali, l’industria del turismo occupa circa 514 948 km2, vale a dire un’area superiore a quella della Spagna. Pertanto, è necessaria una forte integrazione tra il capitale e lo Stato per adeguare il quadro normativo e permettere investimenti in infrastrutture funzionali ad essa. Ecco perché gli investimenti pubblici si indirizzano verso aeroporti e superstrade, piuttosto che verso scuole e ospedali.

Uno degli aspetti più estremi della produzione turistica è rappresentata dai «ghetti turistici»: zone separate dalle aree abitate dalla popolazione locale e divise da mura. Si disegna così una città duale, dove i residenti delle zone periferiche esterne penetrano nelle zone turistiche, controllate da ampi dispositivi polizieschi, solamente per lavorare. Dall’altro lato del muro abitano gli stessi lavoratori che vengono sfruttati negli hotel, repressi dalla polizia e abbandonati dallo Stato. Eppure, la propaganda continua con il ritornello del «un turista è un amico».

Ancora oggi, nel laboratorio delle Baleari, avviato dalla dittatura fascista, Bauzà5 e i suoi «ragazzi», con la scusa della crisi, mettono in moto nuove forme di dominio turisitico-immobiliare. Una versione castigliano-Baleare della dottrina dello shock di Pinochet.


1 [Ndt] Termine dispregiativo usato nello Stato spagnolo per definire i turisti

2 [Ndt] Come la nota TUI.

3 [Ndt] Riferimento all’espressione di Marx, frattura metabolica, che rimanda alla scissione ed alienazione dell’essere umano dal suo ambiente, alla rottura del suo rapporto con la natura.

4 [Ndt] Tonnellate equivalenti di petrolio; il Tep rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo e vale circa 42 GJ (gigajoule).

5 [Ndt] José Ramón Bauzá Díaz, politico spagnolo e uomo di punta del Partido Popular delle isole Baleari; presidente della regione Baleare dal 2011 al 2015.