Né mezzi termini né mezze misure

Non c’è alternativa riformista, perché tutto marcia insieme

Autore: Antoni Palicer Mateu
Traduttori: Christian e Franci

Da quando il turismo ha segnato la nostra isola nella sua mappa affaristica non si è mai avuto un movimento o anche solo una voce che si sia opposta. Le differenti mobilitazioni per fermare progetti specifici, come superstrade, porti, campi da golf o nuove progetti edilizi, hanno sempre cercato di offrire un’alternativa più o meno fattibile e accettabile per il sistema. Non si sono mai sviluppate visioni complessive che oltre a mettere in discussione il singolo progetto criticassero le sue connessioni con l’industria turistica. Si tratterebbe in effetti di un proposito audace e radicale che ben pochi approverebbero, perché molti direbbero, senza pensarci due volte, “e quindi, di cosa mangeremmo?”, come ben ripete Antoni Gomila in Acorar1, Altri, la minoranza critica che comunque accetta buona parte di questo modello, deve pensare che sia impossibile criticare l’industria turistica di per sé e che l’alternativa sia la ricerca di un turismo «sostenibile», che non è molto diverso da scommettere su un sistema sostenibile.

La favola che ci è sempre stata raccontata sul turismo come fonte di profitto e progresso per tutti quanti e biglietto d’entrata nelle cosiddette società avanzate è la grande menzogna a cui tutti a destra e sinistra abbiamo creduto. Se i maiorchini prima del turismo mangiavano solamente le briciole, c’erano evidentemente delle ragioni. La gente non è povera per qualche causa naturale, ma perché i grandi notabili, locali hanno sempre salvaguardato il loro ordine, la loro Maiorca, anche a costo di spargere sangue, come nel golpe del 1936 e nella successiva dittatura. C’è anche stata una politica volta a disprezzare e respingere la società rurale condannando la sua economia di sussistenza e la sua cultura e costumi arcaici, quando in realtà molti saperi che ha generato, come l’utilizzo delle risorse disponibili ed ogni conoscenza sulla gestione sostenibile agricola e forestale, rimangono fondamentali tutt’oggi. Questa strategia2, unitamente alla straordinario sviluppo della tecnologia, ha portato alla società del consumo e al turismo come principale motore economico ha portato ai grandi dogmi dell’attuale società: il consumo e il turismo come motore economico dell’isola, i quali ci hanno aiutato a rinnegare il nostro passato più prossimo e a ricevere a braccia aperte tutto ciò che odora di denaro.

Avendo questo in mente e riconoscendo la realtà attuale maiorchina, infettata di corruzione, cacicchismo3, disuguaglianze sociali, con una classe dirigente che da tempo ha messo in vendita il nostro territorio, prendere posizione chiaramente contro questo modello è il miglior modo di lasciare un’eredità dignitosa alle generazioni future.

A partire da questi dati , per lottare contro l’industria turistica – considerando anche la sua estensione – bisogna lottare contro le cause e le condizioni che l’hanno favorita e generata, laddove a grandi linee possiamo indicare genericamente il sistema capitalista, e più concretamente l’industria dell’ozio e del consumo, la terziarizzazione dell’economia e lo sviluppo del trasporto aereo. Alla società che comincia ad aprire gli occhi su questa spoliazione non possiamo indicare altra alternativa che non sia una rivoluzione sociale integrale che sconvolga l’attuale condizione e ci incammini verso una società giusta, in armonia con l’ambiente, dove la sovranità sia veramente esercitata dal popolo in modo assembleare e federale, dal basso verso l’alto e dai margini verso il centro; dove il senso della vita possa andare oltre un lavoro con scopi tanto banali e infantili come possedere molti oggetti, accumulare potere e ricchezze o per imprese disastrose per l’umanità,; dove il viaggio possa essere motivato dall’impazienza di conoscere altre culture e paesaggi, nella reciprocità, che si potrà raggiungere solamente quando il mondo navigherà in un mare di uguaglianza e fratellanza tra i differenti popoli che lo abitano.

Giunti a questo livello di dipendenza dal turismo e di conseguenza dai tour operator, dagli hotel, dai promotori immobiliari e dagli altri speculatori, l’opzione è dir no al turismo e al capitalismo

Però, dato che la menzionata rivoluzione sociale, in questa fase, rappresenta più una fantasia che una realtà, dobbiamo cominciare a costruire un’alternativa a partir da adesso, passo a passo e obiettivo dopo obiettivo. Quindi se vogliamo che nel futuro il turismo smetta di essere una delle industrie più redditizie e con più possibilità nel mondo, la prima cosa che dobbiamo fare come individui é non partecipare limitando i nostri viaggi in aereo. Per come la vediamo noi, il turismo non è un diritto e non è sostenibile una sua dimensione universale, per ragioni banali: 6 miliardi di persone possono forse fare tutti il turista? Dunque, concentrandoci su quello che succede a casa nostra, la lotta per uscire dal gioco turistico deve diventare intollerabile per coloro che stanno costruendo e ristrutturando gli edifici proprio con quelle finalità. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica delle Baleari attualmente ci sono 71.225 case vuote (giornale Ultima Hora 18/04/2013) e nel 2011, apparivano registrate 85.717 seconde case, alle quali va aggiunto l’immenso parco immobiliare destinato al turismo residenziale che conta circa un milione di appartamenti, secondo il presidente dell’Associazione per il Turismo Residenziale Joan Estarellas (10/08/2013 Mallorcadiario.com). La cosa è semplice, se aumentano le offerte aumentano le domande, se diminuiscono le offerte ci sono più possibilità di ridurre il numero di visite. Questa lotta però dovrà contare sulla collaborazione dei politici che si considerano di sinistra, ovvero coloro che possono imporre moratorie o ordini di demolizione. Ciò nonostante questi per la prima volta in democrazia dovranno dimostrare il coraggio di sfidare i poteri, cosa che potrà succedere solamente con un grande movimento popolare, forte, organizzato su scadenze proprie, che eserciti la sua forza e pressione nelle strade. Allo stesso tempo, se vogliamo che arrivino meno turisti dovremo organizzare grandi campagne di propaganda per i potenziali visitatori, tanto qui come nel loro paese.

Il primo passo da fare per cambiare la situazione presente è la rottura con il concetto di vita attuale.

Il primo passo da fare per cambiare la situazione presente è la rottura con il concetto di vita attuale.

D’altro canto, per uscire dalla dipendenza economica dal turismo nella quale ci hanno incastrato, dobbiamo necessariamente creare un’alternativa concorde con il nostro obbiettivo di arrivare a una società sovrana, egualitaria e sostenibile. Perciò dovremo costruire un’economia cooperativa e collettivista incentrata sull’autoconsumo e che abbia come principali settori l’agricoltura ecologica e l’industria e l’artigianato locali. Impresa difficile che si sta già cominciando a seminare con differenti iniziative come le cooperative di produzione e consumo ecologico o mediante progetti come Ecoxarxa4.

Iniziative lodevoli, di cui è però giusto rilevare la debolezza e che sono perlo più interpretate dalla popolazione (ovvero dalla minoranza che le conosce) come un’altra faccia della società consumista sullo stile dell’ozio alternativo (musica, concerti, bar), una percezione che potrà essere superata solo quando questi progetti rappresenteranno veramente una controeconomia e si troveranno in sintonia con una imprescindibile lotta politica basata sull’azione diretta contro le attuali caste locali e globali, che in un mondo tanto interconnesso come l’attuale, sono quelle che muovono il destino di tutti noi. A questo punto, la prima cosa che manca è la gente: persone con la testa sulle spalle che si organizzino, che abbiano costanza e riescano a creare un movimento forte e strutturato, di ampie prospettive e di lunga durata, che possa anche convincere gran parte della popolazione e della gente in visita del suicidio collettivo verso il quale ci sta incamminando il capitalismo.


1 [Ndt] Nella sua opera teatrale sull’identità collettiva dei maiorchini.

2 Nell’articolo Uno stato sempre sottosviluppato, Eliseu Casamajor mostra come le differenti élites hanno determinato le condizioni per trasformare Maiorca in una destinazione perfetta per ogni tipo di turismo.

3 [Ndt] Caciquismo, da cacique, termine indicante il capo di una comunità, ha assunto nel tempo il significato di grande proprietario terriero in grado di dominare la vita politica, economica e sociale di una comunità, con particolare riferimento alle regioni contadine. Fenomeno particolarmente legato al sud dello Stato spagnolo e laddove era più forte il latifondismo, ha avuto nuovo sviluppo nell’epoca franchista mantenendo ancora oggi una sua dimensione, con caratteristiche tipicamente clientelari.

4 [Ndt] L’Ecoxarxa di Mallorca è una piattaforma nata dopo il 15M basata sull’esempio di altre località catalane. Lo scopo era promuovere un’economia collaborativa attraverso una moneta sociale e la creazione di reti d’appoggio per l’auto-impiego.