Uno stato sempre “sottosviluppato”

Dagli aiuti americani agli aiuti europei

Autore: Eliseu Casamajor
Traduttori: Christian e Franci

Locandina del film «Benvenuto Mr. Marshall”.

Gli accordi del secondo dopoguerra, siglati tra Roosevelt, Churchill e Stalin (Jalta, 1945), disegnarono quello che sarebbe stato l’ordine mondiale della Guerra Fredda. I nordamericani non vollero ripetere gli errori degli accordi presi dopo la Prima Guerra Mondiale, quando fecero pagare la ricostruzione agli sconfitti. In quel contesto, la Casa Bianca lanciò dei programmi di salvataggio che nei primi anni, attraverso le Nazioni Unite – recentemente create e controllate solidamente dagli Stati Uniti – portarono a piani di aiuto per la ricostruzione europea che arrivarono a 20.000 milioni di dollari indirizzati tanto agli Stati capitalisti quanto a quelli del blocco sovietico. Successivamente, i cambiamenti politici europei, i movimenti di truppe sovietiche e l’escalation delle tensioni territoriali, condussero ad una ridefinizione dei programmi di aiuto. Così in modo da ottenere un maggior controllo e dominio sul processo di ricostruzione materiale (ma anche istituzionale) europea, gli Stati uniti lanciarono nel 1947 il noto piano Marshall (Piano per la Ricostruzione Europea), con ulteriori 15.000 milioni di dollari. Incaricata di gestire il piano Marshall, venne nello stesso tempo creata l’OCSE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica).

Bisogna tenere presente che l’Europa della metà degli anni ’40 era un continente devastato dai bombardamenti, ma anche che le classi dominanti percepivano il serio rischio di non riuscire a controllare il malcontento sociale. Ecco perché gli aiuti americani servivano non soltanto per la ricostruzione fisica del continente, ma anche per articolare alcune dinamiche politico-economiche che portassero da un lato all’esplosione del consumo di massa e dall’altra al controllo finanziario del blocco anglosassone. Il nuovo progetto per l’Europa era quello di diventare un blocco di potere internazionale sotto il controllo degli Stati Uniti che agisse soprattutto come contenimento di fronte alla minaccia sovietica.

Si sviluppò negli stessi anni in Europa l’industria delle vacanze, sotto il controllo degli operatori turistici britannici e tedeschi, strettamente connessi alle principali strutture del capitale finanziario, dei gruppi commerciali e delle telecomunicazioni. Inoltre nel caso della Germania, alcuni gruppi turistici sorsero direttamente dalla spoliazione nazista ai danni degli ebrei; mentre nel Regno Unito il capitale proveniente dall’oro e dai diamanti del Sudafrica dell’apartheid venne reinvestito nell’industria turistica.

Nel frattempo la Spagna franchista non navigava in buone acque avendo dovuto far fronte ad un lungo dopoguerra e non avendo ricevuto aiuti diretti per la ricostruzione, nonostante avesse mantenuto buone relazioni con gli americani. Inoltre le potenze occidentali imposero un timido embargo alla Stato spagnolo come simbolo democratico della condanna della dittatura in modo da salvare le apparenze. Tuttavia, agli inizi degli anni ’50 la politica economica di Franco si adattò progressivamente alle direttive del capitalismo internazionale e venne reintegrata nell’orbita dell’Europa occidentale. Pur non godendo degli aiuti del signor Marshall, come ironizzava il film di Garcìa Berlanga1, la Spagna riceveva altre forme di sostegno. Nel 1953 furono siglati i Patti di Madrid per la cooperazione economica e la difesa tra Stato spagnolo e Stati Uniti. Come risultato di quegli accordi arrivarono negli anni ’50 1300 milioni di dollari di aiuti. Frutto delle medesime politiche risultarono buona parte delle installazioni militari costruite dall’esercito americano, per esempio la base del Puig Major2. Anche El Dic de l’Oest3 fu una piattaforma fondamentale della flotta americana del Mediterraneo.

Inoltre gli aiuti americani avevano una componente tecnica ed ideologica chiara, con la quale imporre le direttive del capitalismo nordamericano di cui il Piano di Stabilizzazione del 1959 è un chiaro riflesso. Un anno prima, la Spagna fascista aveva fatto il suo ingresso nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale. Durante gli anni ’60 arrivarono ulteriori 416 milioni di dollari di prestiti che furono destinati per lo più alla costruzione di nuove infrastrutture.

Nel 1963, due anni dopo la sua visita a Maiorca, Paul Craig, tecnico della Banca mondiale, concesse un prestito di 238 milioni di pesetas per la costruzione della super-strada di collegamento all’aeroporto Son Sant Joan e Palma di Maiorca.

Gli aiuti americani avevano una componente tecnica ed ideologica chiara, con la quale imporre le direttive del capitalismo nordamericano di cui il Piano di Stabilizzazione del 1959 è un chiaro riflesso

Mentre il capitalismo europeo spingeva, allargava anche i suoi confini. Così, Franz Joseph Strauss, filonazista e Ministro delle Finanze tedesco, per permettere ai capitali accumulati nella Germania occidentale di ricercare nuovi investimenti approvò la legge di sostegno allo sviluppo che prevedeva sgravi fiscali per gli investimenti immobiliari nei «paesi sottosviluppati», e la Spagna era considerata tra questi. L’approvazione di questa legge, denominata legge Strauss, coincise con il boom dell’edilizia della fine degli anni ’60.

Contemporaneamente, le élite fasciste preparavano il terreno per incorporare la Spagna nel progetto comunitario europeo. Nel 1970 viene siglato l’Accordo Economico Preferenziale tra la CEE e lo Stato spagnolo e una volta sepolto il dittatore Franco, lo spirito della Transizione4 assume come obiettivo prioritario la completa integrazione dello Stato spagnolo all’interno dell’“Europa del capitale”. L’autentico consenso era in realtà il desiderio “comune” delle classi politico-economiche dominanti. Per dissipare ogni dubbio sul vincolo concreto con gli Stati Uniti, l’integrazione alla CEE andava legata all’ingresso nella NATO.

Lo Stato spagnolo entra a far parte della Comunità Economica Europea (1985) nel pieno della ristrutturazione capitalista degli anni ’80 provocando così un ulteriore modellamento dell’economia spagnola. Da allora inizia un lungo processo di «distruzione creativa» finanziato con denaro europeo con aiuti che in totale arrivano a circa 90 mila milioni di euro. Sotto il parametro della modernizzazione di un paese considerato arretrato, si comincia un duplice processo distruttivo di molteplici attività (per esempio l’agricoltura, i cantieri navali, etc.), dando spazio allo stesso tempo ad un “piano di sviluppo” che neppure Franco avrebbe sognato.

La costruzione massiccia di infrastrutture (sovvenzionate) ha portato la Spagna in cima all’Unione Europea in quanto ad superstrade, aeroporti, treni ad alta velocità, ecc. Al termine del XX secolo, l’economia spagnola avrebbe dovuto avere un ruolo di rilievo nei piani finanziari immobiliari mondiali e per questo si rendeva necessario l’adattamento del territorio attraverso un dispiegamento incredibile di infrastrutture. Lo stretto vincolo che intercorre poi tra la speculazione finanziaria ed immobiliare e quella del settore turistico hanno indotto nuovi interventi in quelli che erano considerati i principali «punti di sottosviluppo», ovvero le zone litorali e insulari, che poi è dove la bolla immobiliare si è sviluppata maggiormente.

Gli aeroporti sono stati i principali progetti finanziati dall’Unione Europea, come quello di Palma di Maiorca: 70 milioni di euro per portare a termine il suo ampliamento; terminato nel 1997, precisamente quando veniva liberalizzato lo spazio aereo europeo ed iniziavano ad operare le compagnie low cost

Gli aiuti provenienti dall’Unione Europea si sono concentrati in alcuni ambiti e delineano degli intrecci difficili da sbrogliare (per esempio FEGOA nell’agricoltura, FEP nella pesca, FSE nel lavoro, FEDER nello sviluppo regionale). Dal trattato di Maastricht (1992) le isole Baleari hanno ricevuto 520 milioni di euro provenienti dai Fondi per la Coesione. La maggior parte di questo denaro è stato fondamentale per adattare il territorio Baleare alle nuove logiche economiche. Così, gli aeroporti sono stati i principali progetti finanziati dall’Unione Europea, come quello di Palma di Maiorca: 70 milioni di euro per portare a termine il suo ampliamento; terminato nel 1997, precisamente quando veniva liberalizzato lo spazio aereo europeo ed iniziavano ad operare le compagnie low cost. Senza questi aggiustamenti territoriali e normativi il boom sarebbe stato impensabile giacché l’aeroporto da solo ha triplicato la capacità ricettiva della isola. Ancora, i desalinizzatori necessari a coprire le esigenze idriche dell’industria turistica hanno assorbito finanziamenti per 71 milioni di euro.

Inoltre, gli aiuti all’economia delle Baleari non sono stati solo quelli destinati al territorio spagnolo, ma sono stati aumentati anche grazie all’internazionalizzazione dell’economia stessa. Così, le “multinazionali Baleari” hanno ricevuto anche degli aiuti che lo Stato concede attraverso dispositivi connessi con le intromissioni del capitale spagnolo nel “Sud Globale” (come il Fondo d’Aiuto Ufficiale ai paesi sottosviluppati). La scusa della crisi ha permesso di cambiare in modo definitivo gli aiuti al Sud, adottando una politica orientata all’internazionalizzazione del capitale spagnolo, come ben dimostra la creazione del Fondo per l’Internazionalizzazione dell’impresa nel 2011.
Ecco quindi che la storia recente del capitalismo delle Baleari appare come un progetto reso possibile solo dal drenaggio costante di denaro pubblico verso i profitti del grande capitale. José manuel Naredo sostiene che qualificando queste dinamiche come neoliberali si occultano le significative porzioni di intervento statale e suggerisce di parlare di neocaciquismo5.


1 [Ndt] Il riferimento è a Bienvenido Mr. Marshall, pellicola cinematografica di successo internazionale di Luis García Berlanga. Il film, d’ispirazione neorealista, è del 1953.

2 [Ndt] Il Puig Major è la montagna più alta di Mallorca, la cui vetta è stata tagliata per installare un radar dell’esercito americano, ed è ora inaccessibile poiché convertita in base militare americana.

3 [Ndt] El Dic de L’Oest è un porto di Palma di Mallorca.

4 [Ndt] Si definisce Transizione (o Transizione alla democrazia) il periodo storico, in Spagna, di passaggio dal regime franchista al regime democratico su modello occidentale. Genericamente collocabile dal 1975 al 1979, ha come riferimenti storici e formali fondamentali: la morte di Francisco Franco il 20 novembre 1975, la proclamazione di Juan Carlos I di Borbone Re di Spagna il 22 novembre 1975, la formulazione della nuova Costituzione il 29 dicembre 1978, le prime elezioni dopo il franchismo, 1 marzo 1979.

5 [Ndt] Caciquismo, da cacique, termine indicante il capo di una comunità, ha assunto nel tempo il significato di grande proprietario terriero in grado di dominare la vita politica, economica e sociale di una comunità, con particolare riferimento alle regioni contadine. Fenomeno particolarmente legato al sud dello Stato spagnolo e laddove era più forte il latifondismo, ha avuto nuovo sviluppo nell’epoca franchista mantenendo ancora oggi una sua dimensione, con caratteristiche tipicamente clientelari.